Una Casalinga Troia e l’Idraulico
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Ginevra si svegliò quella mattina con il solito vuoto nel petto. Il marito Paolo era già uscito per lavoro, lasciandola sola in quella casa troppo grande e troppo silenziosa. Aveva 35 anni, un corpo ancora tonico grazie alle sessioni di yoga segrete (e a qualcun altro che la teneva in forma), con seni pieni che tendevano la stoffa di qualsiasi cosa indossasse e fianchi larghi che ondeggiavano come un invito costante. I capelli biondi lunghi incorniciavano il viso da bambola porcellana, con labbra rosse sempre pronte a succhiare qualcosa di proibito.
Indossò la sua vestaglia preferita: pizzo nero semitrasparente, corto fino a metà coscia, che lasciava intravedere i capezzoli scuri e il perizoma coordinato. Niente reggiseno, ovviamente – chi se ne frega, tanto era sola. Iniziò le faccende domestiche con svogliatezza: pulire il piano della cucina, lavare i piatti, piegare il bucato. Ma sotto quella routine covava un fuoco repressa. Paolo non la toccava da giorni, sempre stanco. Ginevra, invece, era una troia repressa, come si definiva nei suoi pensieri più sporchi. Fantasizzava di estranei, di mani ruvide che la prendessero senza permesso, di cazzi duri che la riempissero fino a farla urlare.
Il campanello suonò alle 10:30 precise. “L’idraulico”, pensò lei, ricordando la chiamata del giorno prima per quel tubo che perdeva sotto il lavandino. Aprì la porta con un sorriso innocente, ma il cuore le balzò in gola quando lo vide. Lui era alto, almeno 1 metro e 90, spalle larghe da operaio, muscoli definiti sotto la tuta blu aderente. Capelli neri corti, barba di due giorni, e uno sguardo attraente – occhi azzurri penetranti che la squadrarono da capo a piedi, soffermandosi sul pizzo che a malapena nascondeva le sue forme. Si chiamava Luca, come lesse sul badge, e aveva un sorriso obliquo che prometteva guai seri.
“Buongiorno, signora. Sono qui per il tubo”, disse con una voce profonda, quasi un ringhio basso.
Ginevra arrossì, sentendo un calore familiare tra le gambe. “Entra pure, è in cucina”, rispose, girandosi e precedendolo. Sapeva che lui le stava fissando il culo, il pizzo che saliva leggermente a ogni passo, rivelando la curva delle natiche. In cucina, si chinò per indicargli il problema sotto il lavandino, e la vestaglia si aprì quel tanto che bastava per mostrare un seno quasi completamente nudo. Luca si inginocchiò per controllare, ma i suoi occhi saettarono su di lei più volte.
Mentre lavorava, chiacchierarono. Lui le raccontò di essere single, di amare il suo lavoro perché “ti porta in case interessanti”. Lei rise, flirtando senza pudore: “Beh, la mia è noiosa, ma magari tu puoi ravvivarla”. Le mani di Luca sfiorarono accidentalmente la sua gamba mentre armeggiava con gli attrezzi, e Ginevra non si spostò. Anzi, si avvicinò, premendo il seno contro il suo braccio. “Scusa”, mormorò lui, ma non sembrava dispiaciuto.
Sesso Proibito con l'Idraulico...
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Il momento arrivò quando Luca si alzò, sudato e con la tuta tesa all’inguine. Ginevra notò il rigonfiamento: era eccitato da morire. “Hai finito?”, chiese lei, con la voce tremante.
“Quasi”, rispose lui, avvicinandosi. Le sue mani grandi le cinsero la vita, tirandola contro di sé. “Ma credo che ci sia un altro tubo da sistemare”. Ginevra non resistette: lo baciò con fame animale, lingua contro lingua, mordicchiandogli il labbro inferiore. Lui la sollevò sul piano della cucina, le gambe di lei che si aprirono intorno ai suoi fianchi. La vestaglia si slacciò completamente, esponendo i seni turgidi con capezzoli eretti come proiettili. Luca li prese in bocca uno alla volta, succhiando forte, mordendo piano, mentre le sue dita scesero sotto il perizoma, trovando la figa già bagnata e gonfia.
“Cazzo, sei bagnatissima”, grugnì lui, infilando due dita dentro di lei con un colpo secco. Ginevra gemette, aggrappandosi alle sue spalle, sentendo le dita che la scopavano ritmicamente, colpendo quel punto sensibile che la faceva tremare. “Sì, così… più forte”, ansimò lei, immaginando Paolo al lavoro ignaro di tutto. Luca abbassò la zip della tuta, tirando fuori il cazzo: lungo, spesso, venoso, con la cappella viola e lucida di pre-eiaculato. Ginevra lo afferrò, masturbandolo piano mentre lui continuava a dita-fotterla.
Non ci fu tempo per preliminari: Luca le strappò il perizoma di lato e la penetrò con un affondo potente. Ginevra urlò di piacere, le pareti della figa che si contraevano intorno al suo cazzo come una morsa calda. Lui la scopava con colpi profondi, veloci, il piano della cucina che tremava sotto di loro. “Sei una troia sposata, eh? Ti piace farti sbattere dall’idraulico mentre tuo marito lavora?”, ringhiò lui, tirandole i capelli all’indietro per esporre il collo e morderlo.
“Sì… sì, cazzo… riempimi!”, rispose lei, le unghie che gli graffiavano la schiena attraverso la tuta. Luca accelerò, sbattendola con forza brutale, i testicoli che sbattevano contro il suo culo. Ginevra sentiva l’orgasmo montare: sfregò il clitoride con due dita mentre lui la pompava, e venne con un grido strozzato, contrazioni violente che lo fecero gemere. Pochi secondi dopo, Luca si irrigidì, spingendo fino in fondo e scaricando fiotti caldi di sperma dentro di lei, riempiendola completamente.
Rimasero lì, ansimanti, con il suo cazzo che ancora pulsava dentro. Luca si tirò fuori piano, guardando il seme colare dalla figa arrossata di Ginevra. “Problema risolto”, disse con un ghigno, sistemandosi la tuta.
Ginevra sorrise, chiudendo la vestaglia. “Torna quando vuoi… il tubo perde spesso”. Lui se ne andò, e lei pulì il disordine, con lo sperma che le colava ancora tra le cosce. Paolo non avrebbe mai saputo.
Ma Ginevra sì: era diventata la casalinga troia che aveva sempre desiderato essere.