Racconti erotici lingerie: il completo di pizzo nero di Nathalie 246
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Ciao, sono Nathalie, codice 246, e mi piace divertirmi su Linea Erotica 24. Vivo a Milano, ho i capelli lunghissimi e ricci che mi arrivano quasi al sedere, e un debole che non ho mai confessato a nessuno: la lingerie. Non quella da vetrina, quella vera. Il pizzo nero che gratta appena sulla pelle e ti ricorda per tutto il giorno che sotto i vestiti sei un’altra persona. Questo è uno dei miei racconti erotici lingerie preferiti, ed è successo davvero.
La casa dove non avrei dovuto restare sola
Lavoro part-time facendo le pulizie, tre mattine a settimana. Una di queste case è un appartamento enorme in centro a Milano: soffitti alti, una libreria che copre una parete intera, una scala di marmo chiaro che sale al piano di sopra e un camino vero, di quelli che nessuno accende mai. I proprietari sono una coppia che viaggia sempre. Mi lasciano le chiavi, io entro alle otto e alle undici ho finito.
Quel venerdì avevo finito prima. La casa era silenziosa in quel modo che ti mette addosso una specie di vertigine: nessuno per chilometri, nessuno che possa entrare, nessuno che possa vedere. Nella borsa avevo il sacchetto della boutique di corso Buenos Aires, comprato il giorno prima e non ancora aperto. Completo di pizzo nero. Reggiseno a triangolo, slip alto sui fianchi. L’avevo preso per me, non per qualcuno.
E lì, in quella casa vuota, mi è venuta un’idea che mi ha fatto ridere da sola. Poi mi ha fatto smettere di ridere.
Il completo di pizzo nero
Mi sono spogliata in corridoio, senza pensarci troppo, perché se ci pensi troppo non lo fai. I jeans sul bracciolo del divano, la maglietta sopra. Il sacchetto che fa quel rumore di carta buona. Il pizzo che esce dalla velina e sembra più piccolo di quanto è, sempre.
L’ho indossato lì, in piedi, davanti alle finestre da cui entrava tutta la luce di fine mattina. Il reggiseno stringeva nel punto giusto. Lo slip alto mi allungava le gambe. Mi sono passata le mani sui fianchi come se stessi controllando che tutto fosse a posto, ma non stavo controllando niente: mi stavo toccando, e lo sapevo.
Ho fatto due passi sul parquet, scalza, e mi sono resa conto che camminavo diversa. È questo che fa la lingerie giusta. Non ti veste: ti cambia il modo di muoverti. Ho sentito il cuore battermi in gola e una fitta calda, bassa, precisa.
Lo specchio in fondo alla scala
Alla base della scala di marmo c’è uno specchio antico, alto due metri. Ci passo davanti tre volte a settimana con lo straccio in mano e non l’ho mai guardato davvero. Quella mattina mi ci sono fermata davanti e ci sono rimasta.
Mi sono seduta sul terzo gradino. Il marmo freddo contro la pelle nuda mi ha fatto trattenere il respiro, e quel freddo è diventato subito un’altra cosa. Ho aperto le ginocchia quel tanto che bastava per vedermi. Mi sono guardata come guarderei un’altra donna: le curve dei ricci sulle spalle, la linea del pizzo sul fianco, il modo in cui il petto si alzava sempre più veloce.
Ho fatto scivolare due dita sotto l’elastico. Piano, senza fretta, perché avevo tutto il tempo del mondo e nessuno a cui rendere conto. Ero già bagnata da prima ancora di toccarmi. Mi sono morsa il labbro per non fare rumore in una casa dove il rumore non dava fastidio a nessuno — e questa è la cosa che mi ha eccitato di più: stavo facendo la brava per abitudine, e sotto ero tutt’altro.
La telefonata davanti al camino
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Il telefono ha vibrato sul divano. Una chiamata. Uno di quelli che mi cercano sempre alla stessa ora, che conosce la mia voce meglio di quanto io conosca la sua.
Ho risposto seduta sul tappeto davanti al camino spento, con la schiena contro la poltrona e le gambe piegate di lato. Non gli ho detto subito dove ero. Gliel’ho fatto indovinare. Gli ho descritto il pizzo pezzo per pezzo, il marmo, lo specchio, il freddo del gradino, la mano che nel frattempo non si era mai fermata.
Quando gli ho detto che ero in casa di qualcun altro, in mutande di pizzo, con la porta chiusa a chiave e nessuna intenzione di rivestirmi, l’ho sentito cambiare respiro. È il momento che aspetto sempre: quando dall’altra parte qualcuno smette di ascoltare una storia e comincia a starci dentro.
Siamo venuti insieme, con la mia voce che gli entrava nell’orecchio e la sua che mi arrivava rotta, mentre io tenevo gli occhi fissi sul mio riflesso in fondo alla scala. Poi il silenzio, il respiro che si calma, e io che rido piano perché avevo ancora mezz’ora prima di rimettermi i jeans e uscire come se niente fosse.
Chiamami e portaci dove vuoi
Quel completo non l’ho più lavato con gli altri. Ha un cassetto suo. E ogni volta che lo indosso prima di mettermi in linea, chi mi chiama lo capisce dalla voce che c’è qualcosa sotto.
Se ti piace questo tipo di gioco — lento, descritto nel dettaglio, senza fretta di arrivare alla fine — sono la ragazza giusta. Posso raccontarti cosa indosso, farmelo togliere da te un pezzo alla volta, o passare direttamente alla parte in cui non parlo più tanto bene. Decidi tu il ritmo: dolce e sensuale oppure hard e senza limiti.
Chiama ora il 899.11.80.44 (0,73€/min iva inclusa) oppure il 06.40.10.55 (0,50€/min iva inclusa) e chiedi di Nathalie codice 246. Se sono occupata, prenotami dalla mia scheda: ci sentiamo appena mi libero, con il pizzo ancora addosso.
Ti aspetto. E questa volta lo specchio guardalo tu.