La mia prima.. doppia penetrazione
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Avevo 24 anni e con Lorenzo stavamo insieme da poco più di un anno.
Ero il suo tipo ideale, e lo sapevo perché non perdeva occasione di farmelo notare con lo sguardo, con le mani, con le parole sporche sussurrate all’orecchio.
Fisico snello ma esplosivo: alta 1.70 gambe interminabili, cosce sode e morbide allo stesso tempo, quelle che quando le stringi tra le dita senti la carne cedere appena ma poi tornare indietro con forza. La pelle chiara, quasi porcellana, labbra carnose e viso con qualche lentiggine sparsa sulle spalle e sul décolleté che diventano fuoco quando arrossisco o vengo. Quarta di seno, culo rotondo, alto, sporgente, da far girare la testa.
Lui aveva 38 anni, era abituato a prendere ciò che voleva e, soprattutto, a farmi desiderare cose che non sapevo nemmeno di volere. Mi aveva sempre detto, con quel tono basso e sporco che mi faceva tremare: «Un giorno ti farò sentire piena come non sei mai stata. Entrambi dentro di te. E tu implorerai di non smettere.»
Quella frase mi tornava in mente ogni volta che facevamo l’amore. Mi eccitava e mi spaventava allo stesso tempo.
Una sera d’estate mi disse: «Stasera niente mutandine. Mettiti il vestito corto nero e le calze con la riga dietro. Voglio che sei già pronta quando arriva.»
Non chiesi chi fosse “arriva”. Lo capii quando aprii la porta e vidi Matteo dietro di lui. Matteo era il suo amico di sempre, quello con cui usciva a bere, a giocare a poker, a parlare di donne. Alto, fisico da palestra, mani grandi, sorriso tranquillo ma pericoloso. Mi guardò dalla testa ai piedi e disse solo: «Cazzo, Lorenzo… hai ragione. È perfetta.»
Mi sentii nuda anche se ero vestita.
Ci sedemmo in salotto. Lorenzo mi prese sulle ginocchia, come faceva spesso, ma stavolta le sue mani salirono subito sotto il vestito. Mi allargò le cosce davanti a Matteo senza dire una parola. Sentii l’aria sulla figa già bagnata. Lorenzo mi sfiorò piano le grandi labbra con due dita, le aprì leggermente e mormorò: «Guarda quanto è fradicia già adesso…»
Matteo si avvicinò, si inginocchiò tra le mie gambe e posò la bocca direttamente lì. La sua lingua era calda, decisa, diversa da quella di Lorenzo. Leccava lento ma forte, succhiava il clitoride come se volesse tirarmelo fuori. Io gemevo già forte, aggrappata alle spalle di Lorenzo, che nel frattempo mi aveva tirato giù le spalline del vestito e mi strizzava i capezzoli duri.
Ero un disastro dopo pochi minuti. Tremavo, sudavo, la figa pulsava e colava. Lorenzo mi sussurrò all’orecchio: «Vuoi sentirci tutti e due dentro di te stasera? Vuoi la tua prima doppia?»
Annuii senza nemmeno pensarci. Il cuore mi martellava nelle orecchie.
Doppia penetrazione..
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Mi fecero alzare. Il vestito cadde a terra. Rimasi solo con le calze nere e i tacchi. Lorenzo si tolse i pantaloni per primo: il suo cazzo era già durissimo, lucido in punta. Matteo fece lo stesso. Il suo era più spesso, più pesante, con vene in rilievo che mi fecero stringere le cosce dall’ansia e dall’eccitazione.
Mi portarono in camera. Lorenzo si sdraiò sulla schiena, mi fece montare sopra di lui. «Scendi piano» mi disse. «Prendilo tutto.»
Mi abbassai lentamente. Lo sentii aprirmi, riempirmi centimetro dopo centimetro. Quando fui completamente seduta, con lui piantato fino in fondo, iniziai a respirare a fatica. Era già tanto. Troppo. E non era ancora finita.
Lorenzo mi prese i fianchi, mi tenne ferma. Matteo si mise dietro di me. Sentii le sue mani grandi spalancarmi le natiche. Poi la cappella grossa e calda che premeva proprio lì, accanto al cazzo già dentro.
«Rilassati, piccola» mi disse Lorenzo accarezzandomi il viso. «Respira. Lo vuoi, vero?»
«Sì…» gemetti. «Lo voglio…»
Matteo spinse. All’inizio fu solo pressione. Bruciore. Tensione. Pensai che non ce l’avrei mai fatta. Poi, piano, la cappella passò. E continuò a entrare. Lentamente. Inesorabilmente. Fino a quando non sentii entrambi dentro la stessa figa. Due cazzi duri, pulsanti, che mi dilatavano fino al limite. Le pareti interne stirate al massimo, le cappelle che si sfregavano l’una contro l’altra attraverso il mio corpo.
Urlai. Non di dolore, ma di sovraccarico. Era troppo. Era tutto. Iniziarono a muoversi. All’inizio quasi impercettibili, solo piccoli spostamenti per farmi abituare. Poi più decisi. Spingevano insieme, si ritiravano insieme. Ogni affondo mi faceva vedere le stelle.
«Senti come ti stiamo allargando?» ringhiò Lorenzo. «Senti quanto sei stretta anche con due cazzi dentro?» aggiunse Matteo stringendomi i fianchi.
Non riuscivo più a parlare. Solo gemiti rotti, respiri spezzati, lacrime di mascara che mi colavano sul viso. La figa mi bruciava di piacere. Venni una prima volta così forte che pensai di svenire: spasmi violenti, contrazioni che sembravano volerli espellere e invece li stringevano ancora di più.
Non si fermarono. Continuarono a scoparmi, sempre più forte, più profondo. Sentii Lorenzo gonfiarsi per primo. Ringhiò, si spinse fino in fondo e venne. Schizzi caldi, densi, che mi inondarono l’interno. Pochi secondi dopo anche Matteo perse il controllo: lo sentii pulsare violentemente, scaricando tutto dentro di me, mescolandosi a quello di Lorenzo.
Quando si sfilò piano, un fiume denso e bianco mi colò lungo le cosce e gocciolò sul lenzuolo. Ero distrutta, tremante, con la figa rossa, gonfia, pulsante.
Mi girai verso di loro, ancora in ginocchio. Presi con le dita quello che colava, lo portai alle labbra e leccai lentamente, guardandoli negli occhi. Non dissi niente. Non serviva.
Lorenzo mi prese il viso tra le mani e mi baciò con dolcezza, nonostante tutto.
«Brava la mia ragazza» sussurrò. «La tua prima doppia… te la sei presa come una regina.»
E io, con il corpo ancora scosso e il sapore di loro due in bocca, capii una cosa sola:
Quella sensazione… quella pienezza assoluta… l’avrei cercata ancora. E ancora. E ancora.
Perché ormai lo sapevo: una volta che hai provato due cazzi dentro la stessa figa, tornare indietro è quasi impossibile.